L’elefante nel garage

Stimolato dall’articolo “La Citroen 2CV: Tecnologia Pulita dagli anni ’40” del sempre interessante e visionario “LOW TECH MAGAZINE” ho iniziato a chiedermi perché molto spesso ci portiamo in giro una tonnellata di metalli e plastiche e vetro per spostare i nostri 50~100kg? È proprio necessario avere un comodo, sontuoso salotto viaggiante per 4/5 persone che arriva a 100 km/h per andare e tornare dal lavoro?

Non voglio affrontare in generale il tema della mobilità, sono ovviamente d’accordissimo con qualsiasi ampliamento e miglioramento del trasporto pubblico di massa. E sogno un futuro dove il trasporto personale sia una “commodity” e non una proprietà: un servizio super ergonomico di auto pubbliche alle quali ciascuno ha accesso con un semplice biglietto/abbonamento.

Voglio approfondire i motivi per cui non usiamo mezzi di spostamento personali piccoli, leggeri ed efficienti. Non parlo di “20 km con un litro!”, mi chiedo “perché non 200 km con un litro?” È una ineluttabile questione fisica: più pesa il mezzo di trasporto, più energia viene sprecata spostando il mezzo stesso anziché il passeggero. Sto pensando ad un mezzo che trasporti il più efficientemente un adulto per 20-30 km in 20-40 minuti; sparo numeri a caso su quello che considero uno spostamento giornaliero accettabile casa-lavoro. Fra i motivi della situazione attuale c’è il classico (per programmatori, ingegneri) “dimensionare per il caso peggiore”. Il caso peggiore per un veicolo è stato storicamente “tutta la famiglia in vacanza”. Tanti km, tante persone. Ma se fosse possibile spostarsi per viaggi medio/lunghi con un mezzo DIVERSO (magari noleggiandolo) da quello per andare/tornare dal lavoro, questo secondo mezzo potrebbe essere molto più piccolo ed effciente.
Alcuni mezzi piccoli o leggeri

Come già osservato da LOW-TECH MAGAZINE, la strada verso veicoli MOLTO più efficienti passa da roba come Twizy: piccolo, spartano, leggero. Se rinunciamo ad alzacristalli elettrici (il Twizy forse non ha proprio i cristalli…), chiusura centralizzata, radio, 4 posti, alta velocità, climatizzatore, riscaldamento, air bag, allora possiamo andare e tornare dal lavoro nello stesso tempo collo stesso sforzo di ora, consumando meno energia. Certo, è leggermente più scomodo (considero una moto MOLTO più scomoda), e non possiamo portarci in vacanza la famiglia, ma come già detto ci sono tanti modi per spostarsi.

Su “Facendo a pezzi la cultura della monogamia”

L’elaborato in questione è scaricabile all’indirizzo anarcoqueer.files.wordpress.com/2018/11/facendo-a-pezzi-la-cultura-della-monogamia.pdf.
Ringrazio e faccio i complimenti per la traduzione :)
Seguono alcune osservazioni.

A pag 6 “l’esclusività come unica prova di amore” mi sembra eccessivo: mi pare che anche la coabitazione sia uno dei parametri fondamentali per esprimere il giudizio “quei due si amano”. Discorso simile per il matrimonio; quindi io vedo varie “prove di amore”, magari l’esclusività è la più importante, ma non è l’unica.
Forse è una mia deformazione, ma anche “Fedeltà ed esclusività si portano inevitabilmente dietro repressione sessuale, la possessività e gelosia, grande dipendenza emotiva ed economica, violenza nelle separazioni” mi sembra eccessivo. La repressione sessuale, dipendenza emotiva ed economia sono d’accordo siano inevitabili, mentre possessività e gelosia no. Sicuramente sono correlate con fedeltà ed esclusività, magari sono pure maggioritarie, ma non sono presenti in tutti i casi.

A pag 7 “Regole […] che non troveremo su un blocchetto di appunti” non è del tutto vero. Proprio perché siamo completamente immersi nella cultura della monogamia, questo meme è espresso anche nella legge che dice (Cod. civile, libro I, Titolo VI, art. 143) “Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione (Cod. Pen. 570)”.

Pag 16 “Ulisse che stermina tutti i Proci che teme abbiano corrotto Penelope”. Se masticate inglese, la faccenda del ritorno di Ulisse è un po’ più complessa (Xenia = rispetto obbligatorio verso gli ospiti e verso gli ospitanti) e misteriosa (non sappiamo con certezza quale fosse la cultura di quel periodo).
history.stackexchange.com/questions/49342/cultural-understanding-of-penelopes-suitors

Pag 23 “il sentimento di odio verso l’omosessualità non giustifichi l’omofobia [etc…]” non l’ho capito, mi sembra una tautologia. Nel mio dizionario l’omofobia È il sentimento di odio verso l’omosessualità e gli/le omosessuali. La monogamia quasi COINCIDE, è quasi DEFINITA come “gelosia e possessività” (nonostante la mia osservazione sulla pag. 6).

Pag 27 “accettare qualsiasi tipo di relazione senza critiche”, “un mondo senza rapporti possessivi”. Qui fatico a concordare nel rifiutare cose in anticipo. Probabilmente è una buona idea, ma sono sempre a disagio col meccanismo “libertà per tutti, ma XYZ è sbagliato”. Forse possono esistere casi “sani” di persone che desiderano e prosperano in un rapporto esclusivo? Giusto per gettare benzina sul fuoco, il signor Garfield è stato cacciato dal progetto Drupal sostanzialmente perché fa(ceva) parte della comunità “Gorean”.
Il suo parere
www.garfieldtech.com/blog/tmi-outing
www.garfieldtech.com/blog/tmi-part-2
Una sessione di chat
www.goreanwhispers.com/logs/2003/sep22-03.html
Forse tutti questi sono sciroccati che sfruttano Gorean per creare e mantenere relazioni ingiuste, ma non sono pronto a escludere la possibilità che esistano persone che davvero vogliano vivere così.

Pag 37 “l’anticapitalismo […] dev’essere una pratica che si rifetta in tutti gli ambiti della nostra vita (l’alimentazione, la tecnologia, la casa, le relazioni…)” verissimo, ma scritto così mi puzza di anni ’70: temo che molti italiani siano rimasti scottati da quella stagione (nella quale TUTTO era PESANTEMENTE politica) e per un riflesso pavloviano diffidino di chiunque (anche nel bene) cerchi di portare la politica nel quotidiano (operazione assolutamente rispettabile e necessaria).

In definitiva, un’ottima lettura, consigliatissimo!

Instagram senza app, con Feeder e Queryfeed

SOLO PROFILI PUBBLICI, SOLO IN LETTURA: NIENTE COMMENTI

  1. Installate F-Droid (punti 1-4)
  2. Da F-Droid installate “Feeder – RSS feed reader” (icona )
  3. Dalla barra del browser copiate il nome del profilo instagram, tipo therealpauralausini/
  4. Nel browser visitate queryfeed.net
  5. Scorrete fino alla sezione Instagram e incollate il nome del profilo; premete “search”
  6. Queryfeed vi mostrerà un documento XML; copiate l’indirizzo dalla barra, tipo http://queryfeed.net/instagram?q=therealpauralausini
  7. Aprite Feeder, premete in alto a destra sul più + e incollate l’URL. Scegliete “aggiungi feed”

Proverbi Tradotti – Translated Proverbs

Per qualche motivo, trovo divertente tradurre i proverbi ed i modi di dire. Forse dipende dal fatto che molta della loro efficacia deriva da allitterazioni, rime e altri aspetti linguistici intraducibili e quindi traducendoli rimane solo il significato letterale, un po’ come se restassero “nudi”. E da bravo bamboccione cresciuto in un ambiente cattolico e provinciale trovo buffa la nudità. Chissene.
L’importante è che mi diverto a farlo: non mi interessano la correttezza della traduzione o dell’eventuale lezione morale che il proverbio dovrebbe tramandare, solo l’effetto comico della traduzione. Critiche, commenti, suggerimenti sono benvenuti :)

For some reason, I find translating proverbs and sayings funny. Maybe it’s due to the fact that a lot of their effectiveness comes from alliterations, rhymes and other linguistic aspects which cannot be translated and so by translating them only the literal meaning remains, a bit like if they ended up “naked”. And as a big baby grown in a catholic and provincial environment, I find nakedness funny. Whatever. What matters is that I have fun doing it: I don’t care about correctness of the translation or the eventual moral lesson which the proverb should provide, I only care about the comical effect of the translation. Critiques, comments and suggestions are welcome :)

Inizio con un modo di dire.
bresciano: «Sércà’l frèt per èl lèt»
it: «Cercare il freddo nel letto» complicarsi la vita inutilmente
en: «To search for the cold in the bed» to uselessly complicate one’s life

[Prosegue nell’apposita pagina]