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Privatezza e comunicazione

Dopo l’iniziale reazione a caldo ho parlato della questione privatezza/social con amici/famigliari e ho imparato un paio di cose. Ho perso tempo e non l’ho scritto qui, tanto che ora pure l’EFF ha pubblicato un pezzo con idee simili: “To #DeleteFacebook or not to #DeleteFacebook”.

  • La gente non ha idea dell’importanza della privatezza e del livello di violazione/invasività possibile. Questo è il problema principale da risolvere: sensibilizzare riguardo all’importanza della privacy e riguardo ai rischi dei social e riguardo al modello di businness delle “aziende 3.0” che vivono di informazione. Una diffusa consapevolezza di ciò risolverebbe la maggior parte dei problemi.
  • Per qualche motivo le violazioni da parte di aziende non sono considerate tanto problematiche quanto quelle da parte degli Stati. Perché? Perché inorridiscono tutti davanti a 1984, alla StaSi, ma non davanti a Facebook?
  • Comunicare tramite l’internet non è facile e talvolta è inefficace. In molti casi è stato solo discutendo faccia-a-faccia cogli altri che sono riuscito a farmi capire. È importante questo tipo di comunicazione, non basta spammare. Un amico che ti spiega un ragionamento è ben diverso da un link.

John Perry Barlow

Probabilmente qualsiasi cosa di sensato io possa aver pensato/detto/scritto sul diritto di copia è già stata pensata/detta/scritta da John Perry Barlow. Purtroppo solo oggi lo scopro, insieme alla sua ricchissima produzione. Mi limito a tradurre in italiano una citazione di Thomas Jefferson con cui Barlow iniziò il suo “Selling Wine Without Bottles – The Economy of Mind on the Global Net”

«Se la natura ha fatto una cosa meno suscettibile di tutte le altre di proprietà esclusiva, questa è l’azione del pensiero chiamata idea, che un individuo può possedere in esclusiva finché la tiene per se stesso; ma nel momento in cui è divulgata, si insinua nel possesso di chiunque, e il ricevente non può liberarsene. La sua peculiarità è anche che nessuno ne possiede di meno, perché chiunque la possiede per intero. Chi riceve un’idea da me, riceve egli stesso istruzioni senza impoverirmi; così come chi accende il proprio cero dal mio, riceve luce senza rabbuiarmi. Che le idee debbano spargersi liberamente da uno all’altro sul globo, per l’accrescimento morale mutuo dell’uomo, e il miglioramento della sua condizione, pare sia stato appositamente e benevolentemente progettato dalla natura, quando ella le ha fatte, come il fuoco, espansibili per tutto lo spazio, senza che diminuisse la loro densità in qualsiasi punto, e come l’aria in cui respiriamo, ci muoviamo e abbiamo la nostra presenza fisica, sono incapaci di confinamento o proprietà esclusiva. Le invenzioni quindi non posssono, in natura, essere soggette a proprietà.»

–Thomas Jefferson

P.S.
Sul diritto di copia, mi era stato segnalato il validissimo L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin.

PARANOIA UNICA VIA

Cancellate il vostro maledetto account Facebook.

Purtroppo, ancora [0], c’è la dimostrazione che noi paranoici abbiamo sempre avuto ragione. Nel giorno di San Patrizio è giunta la notizia [1][2] che, SORPRESA!, tramite Feisbu i dati di 50 MILIONI di utenti (anglofoni) sono arrivati alla società Cambridge Analytica. Questa si occupa di manipolare l’opinione pubblica, inventando scandali, influenzando le intenzioni di voto. Riuscendoci: altrimenti i clienti* non pagherebbero profumatamente.
Tutti i vostri “ma io non condivido robe private”, “ma io non sono un allocco, non mi faccio influenzare” potete risparmiarli: avete torto. Tutti siamo manipolabili e più la visione del mondo avviene tramite le reti sociali private, più è facile per una singola entità manipolare milioni di persone. Se vi fosse sfuggito, “Quando c’era Lui i treni arrivavano in orario” perché quando c’era lui l’informazione era monopolio suo, e se lui diceva “i treni arrivano in orario” non c’era nessun modo per dimostrare il contrario, e quella frase diventava magicamente la Verìtà. Stesso meccanismo con l’accoppiata Feisbu+Cambridge Analytica, ma aumentato millemila volte.
Se non siete ancora pronti per cancellarvi, abbiate almeno l’accortezza di fare tutto il possibile per impedire che i vostri dati finiscano in altre mani sbagliate (già quelle di Feisbu sono sbagliate). Seguite le istruzioni dell’EFF (in inglese) per cambiare le impostazioni.

AGGIORNAMENTO
Ottimo, dettagliato reportage in italiano riguardo a Cambridge Analytica sul sito agi.it.

* Menzione d’onore fra i clienti alla campagna elettorale pro-Trump.
[0] Divulgazioni di Edward Snowden.
[1] (inglese) The Guardian.
[2] (inglese) New York Times.

Il diritto di copia non è morto

Nel precedente intervento elaboravo il concetto “il diritto di copia è tecnologicamente antistorico e normativamente osceno”, e la proposta “dovremmo abbandonare il diritto di copia”. Affrontando la questione da un diverso punto di vista, quello economico, giungo a una proposta diversa.
Ritengo che la speranza di ricchezze ottenute dalla vendita di copie abbia stimolato autori a produrre opere, arricchendo così l’umanità. A questo punto, abbandonare il diritto di copia significherebbe “gettare il bambino con l’acqua sporca”. Quindi la Cosa Giusta™ da fare sarebbe riformare il diritto di copia, limitandone la durata, così gli autori continuerebbero ad avere il giusto stimolo a produrre opere e la comunità (dopo un po’ di tempo) avrebbe la giusta libertà di utilizzo delle stesse.
Ulteriore elemento da considerare è l’idea “l’unico modo per creare è copiare”, una possibile parafrasi di “Everything is a remix”. A questo punto, l’unica soluzione, forse un po’ DemoCristiana, è quella suggeritami da Dario e Alan: l’applicazione del diritto di copia dev’essere qualcosa di fluido. Deve esserci, per stimolare gli autori, ma non deve impedire loro di “ispirarsi” alle opere altrui.
Forse.

Installare Conversations

Ecco le istruzioni per installare l’app per messaggiare Conversations e creare un nuovo utente/account per usarla.

  1. [Il presupposto è che stiate leggento questa pagina sullo schermo del vostro cellulare.]
  2. Scaricate e installate FDroid.apk (consentite al browser di accedere a foto, contenuti multimediali e file sul dispositivo). All’avvio dell’installazione, vi chiederà qualcosa tipo “Consentire l’installazione da origini sconosciute”. In alcuni casi basterà dare il consenso, altrimenti dovrebbe mostrarvi automaticamente la schermata “Impostazioni->Sicurezza” dove dovrete attivare l’opzione “Origini sconosciute”. Attendete il completamente dell’installazione.
  3. Avviate F-Droid (icona ), dovrebbe aggiornarsi automaticamente, altrimenti trascinate la schermata principale verso il basso. Attendete il completamento dell’aggiornamento.
  4. Usate la ricerca nell’angolo in basso a destra (lente d’ingrandimento) e cercate “conversations”.
  5. Scaricate e installate “Conversations – Chat using the XMPP network” (icona ).
  6. Avviate Conversations.
  7. In basso scegliete “Utilizza altro provider”.
  8. Spuntate la casella “Registra nuovo utente”.
  9. Scegliete (inventate) il nome del vostro nuovo utente/account qualcosa@tracciabi.li (la parte “@tracciabi.li” è obbligatoria, mentre “qualcosa” lo scegliete voi).
  10. Scegliete la password (dovrete ricordarvela, usate una frase di qualche parola).
  11. Premete “Invia”.
  12. Se siete sfortunati esiste già un utente/account col nome scelto (“qualcosa”). Sceglietene un altro.
  13. Non è indispensabile consentire a Conversations di leggere/sincronizzare i vostri contatti (la rubrica), funziona comunque. È invece necessario consentire a Conversations di leggere/scrivere file/multimedia/sdcard/memoria per poter condividere foto/video/audio/documenti.